Per anni l’Italia ha separato nettamente scommesse e finanza: le piattaforme di betting operano sotto concessione ADM, mentre i broker legati a CFD e derivati rientrano nel perimetro MiFID, sotto la vigilanza CONSOB.
Oggi però emergono i prediction market (come Polymarket, Kalshi, PredictIt), che mescolano caratteristiche di entrambi i mondi. L’utente non compra un titolo, non sottoscrive un derivato tradizionale e non fa una schedina sportiva classica. Compera invece una probabilità quotata su un evento futuro (elezioni, decisioni delle banche centrali, andamento di Bitcoin, recessioni, risultati sportivi).
Perché la “zona grigia” preoccupa i regolatori
Il punto non è solo cosa si scambia, ma come avviene lo scambio:
i prezzi si muovono in tempo reale come in un mercato finanziario;
l’utente ragiona e opera spesso come in un trading desk, gestendo rischio e aspettative;
in molti casi entrano anche componenti tipiche dell’ecosistema crypto (wallet, settlement digitale), rendendo più delicati obblighi come KYC/antiriciclaggio e la tracciabilità.
Così diventa difficile stabilire con chiarezza se l’attività debba essere trattata come gioco/scommessa (perimetro ADM) oppure come servizio finanziario/mercato (perimetro CONSOB e MiFID). Anche la tassazione rischia di restare poco uniforme, perché il prodotto non è facile da classificare.
In sintesi
I prediction market non sono “solo una scommessa” e non sono “solo finanza”: sono un meccanismo ibrido che trasforma l’evento in un bene negoziabile tramite prezzi. Proprio per questo ADM e CONSOB temono che, senza regole chiare, aumentino rischi di abuso, scarsa tutela e incertezza regolatori e fiscale.
U. Cifone