La Corte d’Appello di Genova ha rivisto le condanne inflitte ai tre principali imputati dell’inchiesta emersa nel 2024, che aveva ipotizzato l’esistenza di un giro di scommesse sportive raccolte in modo abusivo, anche attraverso chat WhatsApp, connesso a episodi di usura e autoriciclaggio. La decisione è arrivata il 13 luglio, quando la Terza Sezione penale ha in parte modificato la sentenza pronunciata dal Tribunale di Genova l’8 luglio 2025.
Per R.S., 49 anni, i giudici hanno fissato la pena in 7 anni di reclusione e 41 mila euro di multa, riconoscendo la continuazione con precedenti reati già giudicati e togliendo la recidiva contestata. Anche per G.B. la condanna è stata rideterminata: 6 anni e 2 mesi di reclusione e 20 mila euro di multa, con lo stesso riconoscimento della continuazione e la non applicazione della recidiva. A suo carico è stato inoltre disposto il pagamento delle spese di assistenza della parte civile nel giudizio di secondo grado, quantificate in 1.200 euro oltre agli accessori di legge. Più favorevole, invece, l’esito per F.P., nei confronti del quale la Corte ha riqualificato il fatto come contravvenzione prevista dall’articolo 4 della legge 401 del 1989 sull’esercizio abusivo delle scommesse. Per lui la pena è stata fissata in sei mesi di arresto, con revoca delle pene accessorie stabilite in primo grado.
L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova e condotta dalla Squadra Mobile insieme al Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, aveva ricostruito una presunta organizzazione attiva tra il 2019 e il 2022. Secondo l’accusa, il gruppo raccoglieva puntate clandestine su eventi sportivi tramite canali WhatsApp chiamati “Biz”, “Ste” e “Tranzillo”. Le giocate venivano effettuate fuori dal circuito autorizzato e, in diversi casi, i debiti accumulati dagli scommettitori sarebbero stati trasformati in prestiti usurari.
Gli inquirenti avevano inoltre sostenuto che alcuni centri scommesse regolari fossero stati usati come paravento per occultare la raccolta illecita delle puntate. Durante le indagini furono eseguite perquisizioni in tre agenzie del capoluogo ligure ritenute collegate al sistema. L’inchiesta aveva anche portato alla luce diversi episodi di usura ai danni di giocatori e imprenditori in difficoltà economica. In alcuni casi sarebbero stati applicati interessi mensili fino al 10%, mentre per un prestito di 25 mila euro gli investigatori avevano ricostruito richieste ritenute usurarie con tassi particolarmente pesanti. Nel frattempo era stato disposto anche un sequestro preventivo di circa 700 mila euro, ritenuti il profitto dell’attività illecita.
Gli altri imputati avevano già definito la propria posizione con riti alternativi, tra patteggiamenti e giudizi abbreviati. Per ulteriori indagati, in seguito, erano state notificate le conclusioni delle indagini preliminari con accuse, a vario titolo, di usura aggravata, esercizio abusivo delle scommesse e associazione per delinquere.
U. Cifone