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Il Gioco d’Azzardo Patologico: L’Inefficacia delle “Pause Forzate” secondo la Dottoressa Vittoria Vardè

Il gioco d’azzardo patologico è un problema complesso che coinvolge non solo l’aspetto comportamentale, ma anche quello emotivo e psicologico di chi ne è affetto. La dottoressa Vittoria Vardè, esperta in psicologia umanistica esistenziale, mette in discussione l’efficacia delle cosiddette “pause forzate” nel contrastare questa dipendenza.

Spesso, i comuni adottano misure restrittive per limitare l’accesso ai giochi d’azzardo, come ad esempio interruzioni obbligatorie del gioco. Tuttavia, secondo la dottoressa Vardè, queste misure non solo non risolvono il problema sottostante, ma rischiano addirittura di peggiorarlo. Il focus dovrebbe essere, invece, sulla persona che si trova dietro il comportamento compulsivo.

Vardè sottolinea l’importanza di riconoscere il vissuto interno di chi soffre di dipendenza da gioco d’azzardo, spesso caratterizzato da un senso di vuoto difficile da esprimere. Le “pause forzate” possono sembrare una soluzione per interrompere il flusso compulsivo del gioco, ma senza un adeguato supporto psicologico rischiano di essere inefficaci o addirittura dannose.

Secondo la dottoressa, è fondamentale adottare un approccio più umanistico e centrato sulla persona, piuttosto che concentrarsi esclusivamente sugli strumenti di gioco e sulle regole da imporre. La dipendenza da gioco d’azzardo va affrontata considerando le radici profonde che la sostengono, e non solo il comportamento esterno.

In conclusione, la posizione della dottoressa Vittoria Vardè invita a una riflessione più approfondita sul modo in cui affrontiamo il gioco d’azzardo patologico. Le soluzioni superficiali e limitate, come le “pause forzate”, potrebbero non essere la risposta adeguata a un problema così complesso e delicato. È necessario un approccio empatico e personalizzato, che tenga conto delle vere esigenze e sofferenze di chi lotta contro questa dipendenza.

U. Cifone

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