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Processo Endgame: il sistema delle società “apri e chiudi” tra frodi fiscali e condotte contestate a vario titolo

Ieri in udienza, nell’ambito del filone pistoiese dell’operazione Endgame, è stato ricostruito il quadro delle indagini relative a un soggetto di origine cinese. Il procuratore De Gaudio: nel 2024 disposte 12 misure cautelari e disposti sequestri per circa 2 milioni di euro.

Nel corso dell’udienza, il luogotenente Michelangelo Gentile, sottufficiale della Guardia di Finanza in servizio presso l’ufficio di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Pistoia, ha ripercorso dinanzi all’organo giudicante gli esiti delle investigazioni concernenti l’uomo di origine cinese imputato nel filone pistoiese dell’operazione denominata Endgame.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti svolti dall’Autorità inquirente, le società formalmente intestate al soggetto avrebbero maturato, a partire dal 1999, una esposizione debitoria nei confronti dell’Erario stimata in circa 34 milioni di euro. Le risultanze investigative, come riferite in udienza, attribuiscono tuttavia all’imputato un ruolo di controllo occulto, ritenuto attivo anche rispetto ad ulteriori compagini societarie: in particolare, sarebbero state individuate almeno sei società riconducibili, nella prospettazione accusatoria, al medesimo centro di interessi, ubicate tra Firenze, Prato e Montecatini, pur senza una piena emersione nell’assetto formale delle relative cariche o intestazioni.

Il nucleo della contestazione: società di rapido “smontaggio” e operazioni orientate a eludere il fisco
L’impianto ricostruito in atti muove dall’asserita operatività di un sistema basato su imprese definite, anche alla luce delle modalità descritte dagli investigatori, come società “apri e chiudi”. Tali realtà sarebbero state impiegate — nella ricostruzione della Procura — per consentire la gestione di attività economiche attraverso passaggi rapidi e strumentali, con finalità riferite all’elusione/elaborazione fraudolenta dei meccanismi di imposizione fiscale.

Tra gli elementi richiamati, figurerebbero condotte riconducibili a fatturazioni ritenute false o comunque non coerenti con le operazioni effettivamente realizzate, considerate utili a produrre effetti distorsivi sulla determinazione delle basi imponibili e a generare, conseguentemente, debiti tributari attribuiti alle compagini societarie impiegate.

Contestazioni ulteriori: estorsioni e scommesse clandestine
Accanto al profilo tributario, l’inchiesta — sempre secondo la prospettazione dell’accusa — avrebbe evidenziato ulteriori elementi di illiceità, tra cui condotte ricondotte a estorsioni e scommesse clandestine. In tale quadro, le attività sarebbero state prospettate come funzionali non solo alla realizzazione di utili, ma anche al consolidamento di una capacità di condizionamento nell’ambito di circuiti economici locali, con riferimento territoriale a Prato, Firenze, Montecatini e alla Valdinievole.

Le determinazioni cautelari e i sequestri nel 2024
Come ricordato nell’udienza, l’operazione coordinata dalla Procura di Pistoia e articolata nelle diverse attività investigative ha condotto, nel 2024, all’adozione e all’esecuzione di 12 misure cautelari e al sequestro di beni e aziende per un ammontare complessivo indicativamente pari a circa 2 milioni di euro, in ragione della gravità delle condotte contestate e delle esigenze cautelari ritenute dal giudice di volta in volta competenti.

La fase processuale
Il procedimento prosegue con l’esame delle ulteriori risultanze e con l’approfondimento delle contestazioni, chiamate a trovare compiuto riscontro in sede dibattimentale, nel rispetto delle garanzie difensive e del principio di presunzione di innocenza fino all’eventuale accertamento definitivo di responsabilità.

U- Cifone

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