Oltre 330 anni di reclusione sono stati richiesti dalla Direzione distrettuale antimafia per gli imputati coinvolti in una vasta inchiesta sul business delle scommesse illegali online in Campania, ricondotta dagli inquirenti a un’articolazione criminale riconducibile ad un clan napoletano.
Il procedimento, in corso con rito abbreviato davanti al Gup del tribunale di Napoli, è giunto alla fase della requisitoria, celebrata in aula bunker nel carcere di Poggioreale.
Secondo l’impianto accusatorio, l’indagine avrebbe fatto emergere una struttura organizzata in grado di coniugare il controllo del territorio con un sistema economico basato sul gioco online illegale. Un modello che – secondo la ricostruzione degli investigatori – si sarebbe sviluppato attraverso l’utilizzo di piattaforme estere, siti con domini internazionali e una rete di punti scommesse distribuiti tra Napoli, area nolana e diversi comuni della provincia.
Le indagini avrebbero evidenziato un sistema operativo “evoluto”, non limitato alle tradizionali dinamiche di intimidazione e pressione sul tessuto commerciale. Al contrario, la contestazione ruota attorno a un’organizzazione strutturata attorno a strumenti digitali e procedure ritenute finalizzate a rendere più difficile l’intercettazione dei flussi e l’azione di contrasto. Nel mirino dell’accusa sarebbero finite anche presunte strategie pensate per aggirare i controlli degli organi preposti e le regole in materia di prevenzione e gestione dei rischi previsti dalla normativa antiriciclaggio.
Nelle oltre 400 pagine dell’ordinanza cautelare, gli elementi ricostruiti descrivono un circuito parallelo al canale legale, alimentato da piattaforme e modalità di raccolta del gioco avviate tramite agenzie apparentemente regolari ma ritenute collegate a soggetti operanti senza concessione italiana. Secondo l’accusa, inoltre, migliaia di puntate sarebbero state convogliate ogni giorno attraverso canali organizzati, con un ruolo attribuito a più soggetti lungo l’intera filiera: dalla gestione dei punti sul territorio fino alla parte più propriamente tecnologica e operativa.
Il processo, adesso, entra nella fase decisiva dell’udienza con l’attesa delle valutazioni del giudice. Gli approfondimenti dovranno chiarire, nel merito, la tenuta dell’impianto accusatorio e l’effettiva riconducibilità delle condotte contestate ai singoli imputati. Dopo la requisitoria della Dda, la parola passa alle parti e al Gup, chiamato a decidere sulla base delle posizioni emerse nel corso del giudizio.
U. Cifone