Bari, condannati 16 presunti affiliati al clan Di Cosola. Pretendevano 100 euro per ogni slot che obbligavano ad installare

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Il Tribunale di Bari ha condannato 16 presunti affiliati al clan Di Cosola a pene comprese tra i 30 anni e gli 8 mesi di reclusione per i reati, a vario titolo contestati, di associazione mafiosa, traffico di droga con l’aggravante mafiosa, estorsioni a commercianti e a costruttori ai quali il clan avrebbe imposto l’acquisto di cemento scadente da un’azienda amica (di qui il nome dell’operazione «Pilastro”), oltre a pretendere 100 euro per ogni slot machine che obbligava bar e sale giochi ad installare.

Nell’ambito della stessa indagine sono già stati condannati con il rito abbreviato altri 53 imputati, tra i quali il boss Antonio Battista, mandante dell’omicidio di Giuseppe Mizzi, cugino omonimo di uno degli odierni imputati, il 47enne Antonio Battista condannato oggi alla pena di 30 anni di reclusione. Il boss Cosimo Di Cosola è stato condannato a 12 anni di reclusione e a risarcimento danni, da quantificarsi in sede civile, nei confronti delle costituite parti civili, l’Ance Bari e Bari e le due aziende Debar e Di Venere Nicola, vittime delle estorsioni, difese dagli avvocati Michele Laforgia e Andrea Di Comite (Polis).

I giudici hanno inoltre condannato alla pena di 11 anni di reclusione il pregiudicato Antonio Moretti, imputato per reati di droga, che sta scontando in carcere un’altra condanna a 30 anni reclusione per il triplice omicidio commesso al quartiere San Paolo di Bari nel maggio 2013.

La Redazione

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