Butti (FdI) chiede al Governo di rivedere il divieto pubblicità contemplato nel decreto Dignità e

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“Come pensa il Governo di indennizzare il sistema sport e il sistema televisivo/media da perdita stimata rispettivamente in 70 e 100-150 milioni di euro?”. E’ quanto si legge nell’interrogazione parlamentare di Alessio Butti(FdI). Nella stessa il deputato ha chiesto al Governo di rivedere il divieto di pubblicità contemplato nel decreto Dignità e appena entrato in vigore (http://cifonenews.it/sul-divieto-pubblicita-gioco-endrizzi-m5s-e-una-misura-etica-tronzano-ass-piemonte-stiamo-punendo-loccupazione/).

“Dal 14 luglio scorso – si legge nel testo dell’interrogazione di Butti – le società sportive non possono più offrire spazi pubblicitari ad aziende di scommesse sportive. L’articolo 9 della Legge 96/2018 vieta qualsiasi forma di pubblicità di giochi o scommesse. Come pensa il Governo di indennizzare il sistema sport e il sistema televisivo / media da perdita stimata rispettivamente in 70 e 100-150 milioni di euro? Chiedo se non ritenga il Governo, vista la criticità del momento economico del Paese, consentire una proroga per un’altra stagione sportiva (fino al 31 maggio 2020) per consentire ai club di calcio e alle altre leghe e alle societa sportive delle altre discipline sportive di poter introitare nuovamente ricavi utili per i progetti sportivi anche attraverso la sottoscrizione di contratti di sponsorship con il mondo del betting, e attraverso una diversa regolamentazione delle scommesse sportive (la cui titolarità spetta proprio al mondo dello sport), semmai veicolando parte di questi maggiori importi alle infrastrutture, ai giovani, alla formazione, alla lotta alle scommesse clandestine e alla ludopatia”.

Butti ha interrogato il Governo su come arginerà le perdite economiche per il comparto aggiungendo: “Chiedo come ritenga possibile che, da un lato, le aziende del gioco lecito debbano rispettare tutte le norme previste dal contratto di concessione, inclusa quella della pubblicità e promozione con la finalità di distinguersi da gioco irregolare e illegale e, dall’altro, lo stesso Stato vieta alle aziende del betting di fare pubblicità. Per quale motivo il legislatore, nel caso specifico dell’art 9 del Decreto Dignità, non abbia inteso armonizzare le due norme arrivando a generare una palese violazione di legge e un limite alla libertà di impresa? E per quale motivo il Governo non ha ancora aperto il tavolo per una rivisitazione della regolamentazione, nonostante l’impegno espresso nello stesso articolo 9?”

La Redazione

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