Calabria, modifica di legge anti-ludopatia: è scontro tra maggioranza e opposizione

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 E’ duro scontro in Calabria tra maggioranza e opposizione sulla proposta di modifica della legge regionale anti-ludopatia presentata in Consiglio regionale. In sede di discussione in prima Commissione di Palazzo Campanella, gli esponenti delle minoranze hanno espresso le proprie perplessità sul testo. A loro dire la modifica sostanzierebbe una vera e propria “sanatoria” perché allargherebbe a dismisura le maglie delle limitazioni al gioco d’azzardo nelle sale da gioco, nelle sale scommesse, nei bar, rivendite di genere, in altri esercizi commerciali e nei circoli e nei locali pubblici o o aperti al pubblico. “La norma ha  una valenza simbolica e politica e contiene un messaggio che è sbagliato – ha dichiarato Antonio Lo Schiavo (DeMa) – La Calabria è una regione povera e alla povertà e si aggiunge una piaga ulteriore che è quella del gioco. Allargare le maglie rappresenta un errore. Seppure esistano rischi ulteriore quali il gioco on line i presupposti della proposta in discussione non sono giustificati”. A sua volta Amalia Bruni (Misto) sostiene che “seppur esistano, nel settore, posti di lavoro da tutelare, bisogna ricordarsi di quelli che vanno perduti a causa del gioco. Ogni calabrese, ogni anno, destina circa 1.200,00 euro al gioco che, per una regione povera qual è la Calabria, rappresentano una cifra considerevole. Mettere dei correttivi è opportuno”.

Impossibile il punto d’incontro, la trattazione della proposta di legge regionale è stata  rinviata. Come riporta IlcorrieredellaCalabria:

Il testo in discussione

La proposta di legge in questione, presentata dai capigruppo del centrodestra Arruzzolo, Neri, Loizzo, Crinò, De Nisi e Graziano, modificando il testo risalente al 2018 ( e già un’atra volta emendato in senso meno restrittivo) prevede di fatto l’eliminazione delle fase orarie originariamente stabilite consentite per il gioco (in pratica si elimina il limite «non superiore alle otto ore giornaliere» e la «chiusura non oltre le ore 22»), delegando ai sindaci la fissazione di eventuali fasce orarie con ordinanze ad hoc. Inoltre – è un’altra delle critiche delle opposizioni –  la nuova formulazione abolirebbe  la distanza di 500 metri dai punti sensibili (come scuole, chiese e ospedali). La Pdl, già approdata in Commissione anti-‘ndrangheta del Consiglio regionale che l’ha licenziata con parere favorevole espresso a maggioranza, oggi ha occupato i lavori della prima Commissione, che – si può leggere dal resoconto di seduta – ha anche proceduto all’audizione di alcune associazioni.

La Redazione

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