Crema, indagine sul gioco d’azzardo: l’identikit del giocatore medio

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 Presentati i dati di un’indagine sul gioco d’azzardo patologico affidata a due operatori della cooperativa Cosper di Cremona, che ha visto una mappatura di 56 tra centri scommesse e locali pubblici che ospitano macchinette, videopoker e rivendite di Gratta & vinci. Undici di questi sono risultati vicini alle scuole. In città il giocatore medio d’azzardo è maschio ha un’età compresa tra i 35 e i 70 anni, spende mediamente 2.017 euro l’anno (l’ultimo dato disponibile risale al 2017), entra nei locali da solo, non tende a interagire e preferisce giocare in solitudine. Utilizza soprattutto slot machine oppure scommette. Questo l’identikit che emerge dall’indagine. Promossa dall’Ambito territoriale sociale, che vede appunto Crema comune capofila, l’indagine empirica, basata sull’osservazione e non sulla raccolta di dati statistici era iniziata ormai quattro anni or sono. Poi la lunga interruzione per la pandemia. Oltre alla città ha interessato anche il sub ambito sociale di Sergnano (Vailate, Capralba, Pieranica, Quintano, Trescore, Cremosano, Campagnola, Pianengo, Casale Cremasco, Castel Gabbiano e Camisano) e di Pandino (Rivolta d’Adda, Spino d’Adda, Agnadello, Torlino, Palazzo Pignano e Dovera). Gli esiti sono stati presentati in aula degli Ostaggi ai sindaci dei 48 comuni del territorio. Da ricordare che solo ad oggi solo tre dei 48 comuni dell’ambito hanno assunto un regolamento specifico in merito al gioco d’azzardo: Rivolta d’Adda, Crema e Sergnano. Uscendo dalla città l’identikit del giocatore cambia leggermente mentre è sensibilmente inferiore la spesa che è di 883 euro ogni 12 mesi. A Sergnano e dintorni (32 i locali mappati dai ricercatori) l’età è compresa tra i 55 e i 70 anni. Sempre in stragrande maggioranza uomini e con predilezione per le newslot (macchinette che accettano solo monete). Secondo l’indagine in città il gioco “è per lo più occasionale, poco prolungato con basso investimento economico“, mentre nel sub ambito “è circoscritto ai bar (non sono presenti infatti sale slot, ndr) – hanno spiegato i relatori, in particolare Gloria Guindani – dove ci sono clienti abituali che spesso si conoscono tra loro. Abbiamo un gioco apparentemente solitario ma all’interno di un contesto comunitario”. Un quadro diverso emerge dall’indagine condotta a Pandino e dintorni, dove il gioco coinvolge anche una percentuale importante di donne. Presi in esame 45 esercizi pubblici, 17 nel comune visconteo, nove a Rivolta e Spino, tre a Palazzo Pignano e sette a Dovera. Qui la spesa media pro capite e di 1.131 euro l’anno. “Sono stati osservati 65 giocatori, di cui 22 di sesso femminile – si legge nel report –: il dato sul genere è alto, se confrontato con quello rilevato da altri territori. L’età dei giocatori più rappresentativa è quella della fascia 30-59, pari al 58,5% del campione. Giocano da soli e interagiscono poco con il gestore, altri giocatori o clienti. In due locali sono osservati minori che accompagnavano i giocatori, modalità di gioco vietata dalla normativa. In 12 esercizi pubblici al gioco era associato il consumo di bevande alcoliche”. (https://www.laprovinciacr.it/news/crema/400170/gioco-d-azzardo-stipendi-e-pensioni-bruciati-alle-slot.html)

La Redazione

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