Domodossola chiede ritorno della vecchia legge in materia di gioco. Contraria la Lega

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Anche il Comune di Domodossola, quasi all’unanimità, tranne il voto contrario di Maria Elena Gandolfi (Lega), chiede di tornare alla vecchia legge regionale in materia di gioco d’azzardo.
Si tratta di una proposta che, statuto regionale alla mano, permette ai consigli comunali di proporre leggi che saranno discusse in aula regionale. I firmatari della proposta di legge sono i comuni di Torino, Montegrande, Baveno, Nichelino e Cureggio.
I firmatari della proposta chiedono di tornare alle distanze delle sale giochi dai luoghi sensibili, le ore di chiusura minime mentre vengono dati 12 mesi, dall’applicazione della legge, per adeguarsi e chiudere le sale slot se vicine a luoghi sensibili.
Contraria la leghista Gandolfi ha dichiarato: “È indubbio che l’area del gioco presenti rischi per la salute dei cittadini, ma proibire il gioco legale fa nascere problematiche ancora peggiori: perché si spalancano le porte al gioco d’azzardo gestito dalla criminalità organizzata. Dalla mafia. Perché se non può più giocare nelle strutture lecite, il giocatore va alla ricerca dell’offerta di gioco delle bische clandestine. L’attuale legge regionale considera tutti gli aspetti connessi alla regolamentazione del gioco: sanitario, occupazionale e della legalità. E aggiungo che è stata dimostrata la totale assenza di efficacia del ‘distanziometro’ perché i giocatori problematici preferiscono giocare lontano da casa e hanno una predilezione per gli esercizi che garantiscano maggiore privacy, o giocano on line. All’inefficacia del distanziometro quindi – spiega la Gandolfi – si somma l’effetto di facilitare l’azione della criminalità organizzata che non deve essere sottovalutato. In merito vi invito a leggere le dichiarazioni rilasciate dall’ex procuratore Antimafia di Torino Antonio Rinaudo.

Se non bastasse questo, la proposta di legge regionale che avete messo all’ordine del giorno mette in difficoltà migliaia di posti di lavoro, stiamo parlando di uomini e donne che non sono lavoratori di serie B, ma lavoratori di un comparto legale. La legge 9 del 2016 è un provvedimento che semplicemente non ha funzionato, ha danneggiato un comparto senza apportare benefici alle persone a rischio dipendenza . E ce lo dicono i dati dell’Ires, che hanno visto incrementare i numeri dei ludopatici, 1.012 nel 2012 che sono diventati 1.184 nel 2018 con la legge precedentemente in vigore, voluta dalla sinistra che voi state sostenendo. La legge regionale attuale è una norma di civiltà, che tutela i posti di lavoro cancellando l’abominio giuridico imposto dalle sinistre durante la scorsa legislatura e che fornisce nuovi e più efficaci strumenti alla lotta alla ludopatia. Un testo che quindi mette un argine invalicabile alla possibilità che un settore completamente legale, e severamente controllato dallo Stato, possa scivolare in quella zona d’ombra nella quale prospera l’illegale. Una legge a cui voi non avete dato fiducia in modo preconcetto, perché ancora non si conoscono i risultati dell’applicazione e gli indicatori rispetto al contrasto di illegalità e ludopatie. Pertanto non capiamo – conclude la consigliera leghista – le ragioni di voler presentare a ogni costo un testo alternativo che, fino a quando il centro-destra sarà maggioranza in Regione, lo sappiamo tutti, non avrà alcuna possibilità di essere approvato, a meno che non sia un modo per stare con un piede nella campagna elettorale del prossimo consiglio regionale, visto che non c’è niente di costruttivo in ciò che state proponendo”.

La Redazione

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