Endrizzi (M5S) Agcom: “verificare se abbia, in maniera capziosa, ridotto, alterato il senso della legge e la volontà del legislatore”

187 0

Non ci sta il senatore Giovanni Endrizzi (M5S) alla revisione di Agcom al divieto di pubblicità sul gioco, contenuto nel decreto Digntà, ufficialmente in vigore dal prossimo 14 luglio. Così in un video sul proprio profilo social Endrizzi annuncia un’interrogazione al Governo affinchè “La piena entrata in vigore del divieto non avvenga in maniera depotenziata”. Il senatore cinquestelle chiederà di verificare se l’Agcom , Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, autrice delle linee guida di attuazione del divieto e chiamata a vigilare sulla sua applicazione e a comminare le relative sanzioni in caso di violazioni, “abbia in maniera capziosa, capovolto, invertito, ridotto alterato il senso della legge e la volontà del legislatore e se non sia il caso di intervenire nelle more di un provvedimento più strutturato con un atto ministeriale per obbligare i concessionari ad adottare misure di autoregolamentazione rispettose della legge e del senso che questa legge aveva. […] Agcom dopo oltre quattro mesi dalla pubblicazione in Gazzetta della legge, pubblica un questionario che in teoria doveva essere finalizzato a delineare più dettagliatamente l’ambito di applicazione. A questo questionario rispondono soggetti interessati al business ma anche soggetti istituzionali che non hanno interesse diretto, come l’Osservatorio sull’azzardo della Regione Lazio. Nella sua relazione conclusiva Agcom riporta solo le considerazioni dei portatori di interesse non degli altri. Ho delle perplessità che l’Agcom si sia mossa in ritardo, perché sui contratti nuovi doveva essere già fatto valere. Non poteva aspettare un anno. Non è questo ritardo che mi preoccupa, ma l’esito della relazione, che esclude una serie di fattispecie dal concetto di pubblicità ‘alla luce delle prassi’. È inaccettabile sul piano metodologico e del contenuto. Come ad esempio l’eccezione degli ‘spazi quote’. Come faccio a dire che non è pubblicità? È una suggestione di tipo commerciale, di tipo promozionale. Non voglio più vedere televendite, trasmissioni di informazione su ‘vincite sicure’. Questa cosa deve finire, e dico ad Agcom ‘doveva già finire’ , già con la legge precedente. Noi rischiamo che all’entrata in vigore definitiva, senza più margini di proroga, ci troviamo un provvedimento legato alla tutela dell’economia sana che viene depotenziato in maniera grottesca”.

La Redazione

Nessun commento

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *