Il Presidente Mattarella sotto assedio: M5s e Fratelli d’Italia evocano l’impeachment

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Toni da guerra civile dopo il no a Paolo Savona al ministero dell’Economia. Salvini: “L’Italia è un Paese a democrazia limitata”. Nella storia repubblicana nessun Capo dello Stato è mai stato formalmente messo in stato d’accusa

Dopo il no a Paolo Savona al ministero dell’Economia, è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a finire sul banco degli imputati. Durissime le accuse che piovono da Lega, M5S e Fratelli d’Italia.  “Penso che oggi sia accaduta una cosa gravissima” ha detto su La7 Giorgio Meloni, la prima a chiedere esplicitamente l’impeachment per il Capo dello Stato. “Ritengo che il presidente Mattarella non avesse alcun appiglio costituzionale per rifiutare un ministro perché non ne condivide le idee. (…) Penso che Mattarella abbia fatto una cosa che va molto oltre le sue prerogative”. Secondo Meloni, il capo dello Stato “sta subendo pressioni da parte di interessi di nazioni straniere, e questo significa che c’è un problema. Io l’ho detto (…) chiederemo al Parlamento di mettere in stato di accusa il Presidente della Repubblica per alto tradimento ai sensi dell’articolo 90 della Costituzione”.

I toni sono ormai da guerra civile. A nulla è servito il messaggio del Capo dello Stato, che ha cercato di spiegare le motivazioni del no a Savona: salvaguardare i risparmi degli italiani, stroncare sul nascere qualsiasi velleità di uscire dalla moneta unica. “Ho agevolato il tentativo di dar vita a governo” tra M5s e Lega, “ho atteso i tempi per farlo approvare dalle basi militanti”, ha detto il Capo dello Stato dopo la rinuncia di Conte. “Io devo firmare” i decreti per le nomine dei ministri “assumendone la responsabilità istituzionale, in questo caso il presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia che non ha subito né può subire imposizione”, ha affermato ancora Mattarella. “L’incertezza della nostra posizione nell’Euro ha posto in allarme investitori italiani e stranieri che hanno investito in titoli e aziende. L’aumento dello spread aumenta debito e riduce la possibilità di spese in campo sociale. Questo brucia risorse e risparmi delle aziende e prefigura rischi per le famiglie e cittadini italiani”, con un rischio anche per i mutui. La decisione di non accettare il ministro dell’Economia “non l’ho presa a cuor leggero”, ha spiegato Mattarella.

Di Maio: “Dobbiamo discutere della messa in stato d’accusa del Presidente Mattarella”

A gettare altra benzina sul fuoco ci pensa Di Maio. “Spero che agli italiani sia data la parola il prima possibile… Dobbiamo discutere la messa in stato d’accusa del Presidente Mattarella” e “parlamentarizzare questa crisi istituzionale… dobbiamo portare l’articolo 90 nella discussione parlamentare e poi andare a elezioni il prima possibile”. Così Luigi Di Maio, leader del M5S, in collegamento telefonico con ‘Che tempo che fa’ su Rai Uno.

Salvini: “L’Italia è un Paese a sovranità limitata”

Più cauto Matteo Salvini. “Non parlo di impeachment, sono ancora molto incazzato perché ci hanno fatto lavorare tre settimane per niente. Domani penseremo a tutto”, ha detto il leader della Lega parlando a Spoleto. “Siamo stati giorni e notte a lavorare e alla fine ci dicono che non conta niente”. E ancora: “E’ una follia” quello che è accaduto “chiedo agli italiani di starci vicini, perché voglio riprendermi la democrazia”. “Mattarella si è presa una bella responsabilità, anzi brutta”, aggiunge. “L’Italia è un Paese a democrazia limitata, ma dico che dignità vale più di un ministero”, conclude il leader della Lega.

Cosa dice l’articolo 90 della Costituzione

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

Il Presidente dunque può essere messo in stato di accusa solo in caso di alto tradimento (se viola il giuramento di fedeltà alla Repubblica) o di attentato alla Costituzione (cioè una condotta volta a sovvertire le istituzioni costituzionali oppure a violare la Carta costituzionale).

Impeachment, come funziona la messa in stato d’accusa

Quella che molti chiamano “richiesta di impeachment” – anche se nell’ordinamento italiano non esiste tale termine – è la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica: essa è ammissibile solo in casi tassativamente previsti. Inoltre occorre che venga prima votata da parte del Parlamento che deve poi lasciare la decisione finale alla Corte Costituzionale. La Costituzione disciplina come la procedura, nei fatti, è prevista solo per i reati di ‘alto tradimento’ (ad esempio la diffusione di segreti di Stato o, in tempi di guerra, l’accordo con Stati esteri nemici) oppure, ed è il caso del documento presentato dai Movimento 5 stelle, per ‘attentato alla Costituzione’ (quando, cioè, si verifichi una violazione delle norme costituzionali tale da stravolgere i caratteri essenziali dell’ordinamento al fine di sovvertirlo con metodi non consentiti dalla Costituzione stessa).

L’ammissibilità di questa messa in stato d’accusa è una prerogativa esclusiva del Parlamento che riunisce d’urgenza un comitato di deputati e senatori scelti tra i componenti delle rispettive giunte di Camera e Senato competenti per le autorizzazioni a procedere. Se le accuse non vengono archiviate vengono sottoposte al Parlamento in seduta comune. Per dare corso all’iter serve la maggioranza assoluta dei componenti del Parlamento ovvero 477 voti. In caso di voto favorevole la Costituzione (agli articoli 134 e 135) prevede che sia un organo terzo e indipendente ad avere la responsabilità della decisione finale: la Corte Costituzionale, con una composizione differente rispetto alla generalità dei casi. Ai 15 componenti cosiddetti ‘togati’, che formano la Corte propriamente eletta, si aggiungono altri 16 membri estratti a sorte dallo speciale ‘elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a Senatore’, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici costituzionali ordinari (in seduta comune e a maggioranza dei 2/3 dei componenti). Ai 31 ‘giudici’ si aggregano i cosiddetti ‘Commissari d’accusa’ (uno o più di uno) eletti dal Parlamento, tra i propri membri, per sostenere le accuse a carico del Presidente della Repubblica.

Il processo vero e proprio, si svolge come un classico procedimento penale (con udienze, testimonianze, interrogatori, dibattimento) al termine del quale la Consulta emette una sentenza con cui dichiara la destituzione del Presidente oppure lo assolve dai capi d’accusa. Nella storia repubblicana nessun Presidente è mai stato formalmente messo in stato d’accusa ma nel 1978, quando Giovanni Leone si dimise dopo l’annuncio del Pci di voler avviare la procedura d’impeachment per lo scandalo Lockheed, e nel 1992, quando il Pds dichiarò di voler chiedere lo stato d’accusa per Francesco Cossiga (per aver snaturato il ruolo di Presidente), il quale però si dimise poche settimane prima della scadenza del mandato.

Forza Italia e Pd difendono Mattarella

In difesa di Mattarella arriva una nota di Silvio Berlusconi (“Il M5s che parla di impeachment è come sempre irresponsabile”, commenta), e di Matteo Renzi: “Minacciare Mattarella è indegno”. Il Pd con Maurizio Martina sottolinea la necessità di non alzare i toni: “Passaggio drammatico, consiglierei a Di Maio e Salvini di misurare le parole”. /Fonte PalermoToday

28.05.2018

Maria Castellano, Giorn. FreeLance 

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