Interrogativi di Degasperi e Marini (M5S) al presidente della Provincia autonoma di Trento sulle politiche per il contrasto al Gap

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“Gli strumenti messi in campo per scoraggiare i giocatori si rivelano inutili. Lo dimostrano inequivocabilmente le cifre del bilancio della Provincia di Trento”. Sono queste le premesse agli interrogativi avanzati al presidente della Provincia autonoma di Trento dai consiglieri provinciali Filippo Degasperi e Alex Marini (M5S) che hanno chiesto:

“Quali nuove iniziative intende adottare per pervenire al contenimento della piaga del gioco d’azzardo; quali valutazioni sono state effettuate sull’efficacia delle azioni poste in campo e con quali esiti; l’esito delle verifiche previste dal punto 1. dell’ordine del giorno n. 437/XV; la data di istituzione del tavolo previsto dal punto 2. dell’ordine del giorno n. 437l/XV, la composizione dello stesso e le risultanze del lavoro svolto; se l’affermazione secondo cui sul tema degli orari di utilizzo degli apparecchi per il gioco ‘la competenza è dello Stato’ ed eventualmente come si concilia tale convinzione con le scelte operate dal Comune di Torino validate anche dal Consiglio di Stato”.

Dure le critiche dei pentastellati che hanno aggiunto: “Gli strumenti messi in campo per scoraggiare i giocatori si rivelano inutili. Lo dimostrano inequivocabilmente le cifre del bilancio della Provincia di Trento. […]Le politiche provinciali si sono rivelate per lo meno inadeguate. Nonostante nel passato anche dall’attuale maggioranza si fossero levate voci che chiedevano di intervenire per invertire il trend pare che il tema sia sparito dai radar. Nel 2017 il Consiglio aveva però adottato l’ordine del giorno n. 437. Preso atto della positiva conclusione dell’iniziativa di limitazione degli orari di utilizzo delle apparecchiature da gioco messa in campo dal Comune di Torino, il Consiglio impegnava l’Esecutivo ad istituire un tavolo di confronto con i comuni trentini per pervenire a un esito simile a quello del capoluogo piemontese. Dopo più di un anno di tale impegno si sono perse le tracce. I comuni (da ultimo Arco) si nascondono dietro una supposta mancanza di competenze sul tema orari (che peraltro il caso Torino smentisce) e reclamano una presa di posizione da parte della Provincia”.

D. Pellegrino

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