Le sfumatura, del disturbo da gioco d’azzardo…

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Il gioco d’azzardo, come divertimento ed intrattenimento, ed il disturbo da gioco d’azzardo con i suoi risvolti verso il sociale, i reati che “sollecita”, la giustizia che va ad incontrare quando tale disturbo sfocia in reati contro la famiglia, il riciclaggio, l’usura, la criminalità sono argomenti di importanza profonda e delicata. Dunque, argomenti da trattare veramente con “le pinze” (come si suol dire) e contenuti di interesse sociale che non possono essere né sottovalutati, né tanto meno ignorati. Moltissimo si è detto e scritto sul gioco d’azzardo come intrattenimento, la responsabilità che lo stesso “richiama” insieme alla consapevolezza dei rischi che questo divertimento può nascondere: e poco, di conseguenza, rimane ancora da dire. Ci vuole cultura del gioco per avvicinarlo con tranquillità e, sopratutto, per divertirsi con questo passatempo in realtà ricercato da tantissimi nostri concittadini.

Ma, invece, si teme che ancora del disturbo da gioco d’azzardo non si sappia a sufficienza oppure che, viceversa, se ne parli in modo eccessivamente allarmistico: deve essere trattato con serietà come una malattia, una dipendenza alla quale c’è soluzione, cura, riconoscimento. Ma bisogna entrare nelle sue problematiche e nelle sue derive per riuscire bene a comprendere che tipo di strategie seguire per riconoscerlo e per “guarirlo”: e non è un problema assolutamente facile da affrontare come per tutte le altre dipendenze, comprese quelle da giocare nei casino online. Non ci si deve dimenticare droga, fumo ed alcol che si possono equiparare al disturbo da gioco d’azzardo. Per questo l’associazione Alea ha organizzato un convegno sul gioco d’azzardo nei prossimi giorni che si propone di affrontare due blocchi di argomenti.

Primo, come intervenire quando si violano le leggi penali, civili ed amministrative, agendo in stato di dipendenza da disturbo da gioco d’azzardo (Dga) e secondo quali siano le implicazioni da mettere in chiaro, e da affrontare tecnicamente, prima che queste sfocino in una azione criminale, azioni che a loro volta si possono suddividere in reati semplici e quelli di tipo mafioso, oppure ancora in criminalità economica e connessa al riciclaggio, evasione fiscale, corruzione e generazione di delinquenza, tutte problematiche che creano insicurezza e poca tranquillità appunto sul territorio nazionale.

Importante, anzi importantissima, è la correlazione tra presa in carico a livello clinico-sanitario ed il trattamento di controllo sociale ed istituzionale: di conseguenza, dalla sanzione amministrativa a quella detentiva, passando per misure diverse alla restrizione del giocatore responsabile di reati comuni. Valutazione, quindi, dell’importanza di tutto questo nella Giustizia e nella Salute e di quanto il disturbo da gioco d’azzardo incida nei confronti della tutela della famiglia, la protezione dei minori nel disimpegno dagli obblighi di assistenza e di cura per esempio: ed, ovviamente, per rincorrere ed affrontare queste valutazioni è necessario procedere ad esaminare approfondimenti e proposte che vadano ad impegnare le istituzioni del welfare e le reti di assistenza nei vari territori della nostra Penisola.

Detto ciò, bisogna anche ricordare che è da solo un anno e mezzo, dal 18 marzo 2017, che lo Stato Italiano ha definitivamente riconosciuto il Dga nei nuovi livelli essenziali di assistenza con la pubblicazione del decreto del Presidente del Consiglio e che tale disturbo viene considerato come un “quadro clinico tipizzato, e quindi da dover essere incluso nel novero delle patologie in carico al servizio sanitario nazionale”. Ed è proprio da quel momento che diventa inderogabile apportare modifiche fondamentali nelle normative dell’assetto civile, penale, amministrativo e, di conseguenza, si va a concretizzare una “virata” nelle pronunce della Suprema Corte di Cassazione. É ovvio che in virtù di tutto questo diventa indispensabile che tutti i protagonisti della Sicurezza, della Giustizia, dell’Amministrazione territoriale, delle professioni giuridiche e dell’area clinica e sanitaria, siano messi in grado di operare con sicurezza ed efficacia in un quadro trasparente di normative che si riferiscono a questo disturbo da gioco d’azzardo.

La connessione e lo scambio tra le esperienze dei vari interpreti ad alto livello, pur essendo esperienze differenziate in sistemi distinti, si riveleranno molto utili per una proposta istituzionale che dovrebbe, però, essere unitaria e non così “frastagliata” come quella che oggi regolamenta il mondo del gioco d’azzardo pubblico. Normative differenziate che, purtroppo, a volte creano più confusione che ordine poiché vengono applicate in modo diverso da territorio e territorio, mentre la normativa, si sottolinea ancora una volta, dovrebbe essere nazionale e, quindi, unitaria: la famosa Legge Quadro sul Gioco per intenderci.

Proprio questo è l’obbiettivo di questo convegno scientifico di Alea: fornire un contributo alla definizione del quadro formale e delle prassi sostanziali che regolamentino il settore del gioco e del disturbo da gioco d’azzardo che a volte, purtroppo, ne deriva, con innovazioni normative che non possono più attendere. Si richiede agli operatori di alcune istituzioni ed Enti, una ricerca inter-disciplinare per comprendere un fenomeno che, ancora oggi, è ricolmo di tratti sfuggenti. Questo simposio è rivolto a confrontare teoria e pratica ed a far riflettere su esperienze reali e concrete ed a studiare e concretizzare innovazioni da apportare nella normativa esistente per tracciare un insieme coerente di proposte istituzionali.

In questo modo, si dovrebbe acquisire l’esperienza maturata dalla presa in carico della dipendenza da gioco d’azzardo da parte della Sicurezza pubblica e della Giustizia, mentre chi si occupa dei mass media potrebbe ricavare elementi utili, e finalmente però realistici e non “montati ad arte”, per fornire un servizio per l’opinione pubblica che dia un quadro effettivo del fenomeno del gioco d’azzardo e del disturbo che può colpire coloro che non vi si avvicinano, come detto più e più volte, con responsabilità e consapevolezza. E per questo i media dovrebbero anche porsi un esame di coscienza visto che sino ad ora si sono senza dubbio espressi (per una certa maggioranza) in modo demonizzatore nei confronti del mondo del gioco.

La Redazione

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