L’ultimo addio del mondo delle corse ippiche alla Regina, grande amante e conoscitrice di cavalli.

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A Londra l’ultimo saluto della Gran Bretagna alla sua illustre sovrana. Immancabilmente presente il mondo delle corse dei cavalli. Elisabetta II era un’amante e profonda conoscitrice di cavalli, tanto da scegliere lei stessa gli stalloni per le sue fattrici dopo aver studiato gli incroci di sangue. Dal padre, Giorgio VI, Elisabetta ereditò, insieme alla corona, i colori di scuderia (giubba viola con alamari dorati, maniche rosse e cap nero), portati in giro per il mondo dai suoi fantini nelle corse più prestigiose. In occasione del suo Giubileo di platino, 40 di loro si sono riuniti per formare una spettacolare guardia d’onore. E’ per questo che non poteva mancare, alla sua scomparsa, l’omaggio dei grandi protagonisti dell’ippica mondiale, a cominciare dallo sceicco del Dubai Mohammed bin Rashid Al Maktoum. Come racconta Tiscali.it “Lo sceicco fu più bravo di lei a mettere sotto contratto Lanfranco “Frankie” Dettori, il fenomenale fantino italo-inglese che riuscì a vincere sette corse su sette in un pomeriggio ad Ascot il 28 settembre 1996, rovinando alcuni allibratori che avevano accettato la scommessa impossibile. E tuttavia The Queen, l’anno prima, nella riunione del Royal Ascot, era riuscita a portare “Frankie” in sella al suo Phantom Gold che, allenato da Lord Huntingdon, le regalò la prestigiosa vittoria nelle Riblesdale Stakes”. Nel lungo addio di questi giorni alla sua regina, il mondo delle corse di galoppo non poteva non renderle il dovuto omaggio: due giorni di sospensione di tutte le gare ippiche e due minuti di silenzio alla ripresa delle corse, a Doncaster. Naturalmente, in tanti decenni di onorata carriera come proprietaria e allevatrice, Elisabetta II ebbe tante soddisfazioni morali e anche materiali (con oltre 8 milioni di sterline di somme vinte).

Oggi la regina Elisabetta non lascia ai suoi familiari solo i suoi amati cani, ma più di 100 cavalli, di cui due le sono stati regalati proprio quest’anno in occasione del suo giubileo di platino: uno dal presidente francese Emmanuel Macron e un altro dal presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev”.

 “La regina l’avevo intravista — scrive Pio Mastrobuoni inviato speciale e capo del Servizio Diplomatico dell’Ansa prima di diventare portavoce del governo pentapartito del 1992 guidato da Giulio Andreotti — durante la sua prima visita, a metà degli anni Sessanta, quando era stata invitata ad assistere al Derby di galoppo alle Capannelle. All’ippodromo di via Appia, a Roma, c’era una folla strabocchevole, un po’ per curiosità, data la presenza di una regina, e molto perché a quei tempi l’ippica italiana viveva uno periodo felice della sua storia, grazie alle imprese del mitico Ribot. Non furono molti ad accorgersi che la sovrana — scesa in pista per congratularsi col vincitore del derby, Otello Fancera — evitò per un pelo di prendersi un calcio dal cavallo, innervositosi nel tondino del dissellaggio a causa della ressa di fotografi e appassionati”. 

La Redazione

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