Operazione ‘Game over’: a processo 51 indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso

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Associazione a delinquere di stampo mafioso, riciclaggio, raccolta abusiva di scommesse, truffa ai danni dello Stato, reimpiego e intestazione fittizia di beni, traffico di stupefacenti: sono questi alcuni dei reati indicati dalla procura di Palermo a carico dei 51 processati su 53 indagati nell’operazione Game over del febbraio scorso. Il gup ha deciso di rinviare a giudizio 25 indagati e ha accolto la richiesta di rito abbreviato per altri 20; accolte anche 6 richieste di patteggiamento in programma per il prossimo 13 febbraio.


Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dal procuratore aggiunto Salvatore de Luca e condotta dai sostituti Annamaria Picozzi (ora a sua volta procuratore aggiunto), Amelia Luise e Roberto Tartaglia, avevano portato il primo febbraio all’arresto di 31 persone e al sequestro di beni immobili, società e conti correnti bancari.
L’inchiesta aveva fatto emergere come figura chiave l’imprenditore Benedetto “Ninì” Bacchi, accusato di concorso in associazione mafiosa e riciclaggio del denaro dei clan. 
Contro di lui le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vito Galatolo il quale aveva detto agli inquirenti che, grazie all’appoggio di Cosa nostra, “si era preso Palermo”.
Assieme ad Antonio Lo Baido, scrive la Procura nella richiesta di rinvio a giudizio, Bacchi “stringeva accordi con i capi delle associazioni criminali dei quartieri di Palermo, che avrebbero imposto le loro imprese quali unici soggetti legittimati a gestire videopoker e scommesse online”. In cambio, i due avrebbero garantito alle organizzazioni criminali “un introito fisso o calcolato a percentuale sulle entrate dell’affare”. L’attività di apertura di centri scommesse si svolgeva attraverso marchi riconducibili alla società maltese Phoenix International, attualmente in amministrazione giudiziaria. Il referente mafioso dei due indagati era in particolare Francesco Nania, capo della famiglia di Partinico, che avrebbe effettuato “molteplici incontri e riunioni, anche in luoghi riservati, finalizzati alla trattazione di affari illeciti, fra gli altri, quelli nel settore delle scommesse online con altri esponenti di rilievo dell’organizzazione mafiosa, svolgendo funzioni direttive per l’organizzazione e di programmazione di gravi delitti e contribuendo a delineare le linee strategiche dell’operato dell’associazione”.
Con il blitz erano finiti sotto sequestro diversi centri scommesse della città di Palermo e della provincia. Alcuni di questi, però, in seguito al ricorso dei titolari al tribunale del riesame, sono stati riaperti.

La Redazione

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