‘Osservatorio sul gioco pubblico’, le conclusioni della politica

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Alla presentazione a Roma dei risultati dell’Osservatorio sul gioco realizzato da Swg in collaborazione con Igt, nell’ambito dell’evento “Giocare da grandi. Le rilevazioni dell’Osservatorio sul gioco pubblico 2020-2022” promosso dal progetto culturale ed editoriale Formiche, sono stati diversi gli interventi politici.  “Il gioco è stato descritto a meraviglia dalla ricerca Swg. La distinzione è tra uso e abuso di qualsiasi cosa”. Così il deputato della Lega Tullio Patassini, aggiungendo: “L’aspetto fondamentale è superare il pregiudizio e il profilo del giocatore sembra essere un po’ retrogrado. Dobbiamo superare queste visioni e serve maggiore attenzione da parte del legislatore sul settore. Come diceva Platone si può scoprire più in mezz’ora di gioco di una persona che nella vita intera”. Anche la leghista Benedetta Fiorini si è espressa in merito: “Libertà dell’individuo a giocare e tutela dai rischi del gioco sono i due aspetti che vanno sempre garantiti. Se invece vogliamo assumere posizioni proibizionisti allora dovremmo farlo per molti altri aspetti della vita delle persone, a cominciare dall’alcool. La politica dovrebbe invece vedere che quello del gioco legale è un settore che conta la presenza di imprese, che versano imposte con le quali si finanzia la spesa pubblica. Questo è un settore che rappresenta un presidio di legalità: 3800 imprese di gestione, 300 concessionari, migliaia di lavoratori. 150mila famiglie che lavorano in questo settore, e non dobbiamo dimenticarlo”.

 L’esortazione del forzista Roberto Novelli invece è quella di “lavorare meglio sui sistemi di prevenzione in materia di gioco patologico perché sono disomogenei e non riescono ad intercettare i veri problemi. Serve fare indagini sui territori per intercettare una quota parte di quei giocatori che potrebbero diventare problematici. Sulla base di questa ricerca e dei suoi risultati credo che l’educazione debba passare e partire dalla scuola”.
Un altro aspetto, secondo Novelli, “è la complessità a legiferare in modo omogeneo. La legge del Lazio mette a rischio 7mila posti di lavoro. Non è possibile che il primo approccio fosse quello di chiudere tutti gli esercizi di gioco. Dove è accaduto i risultati si sono visti. Vietando le attività col distanziometro il gioco non lo riduciamo ma lo spostiamo in altre strutture anche a rischio. Dovremmo riuscire a portate a casa questa norma nazionale che è il riordino”.

La Redazione

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