Palermo, controlli e sanzioni. Pistoia (Sapar): “Momento di grande disagio degli operatori”

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Ancora controlli a Palermo, ancora sequestri e sanzioni amministrative per un totale di 130 mila euro. E’ il risultato di una serie di controlli operati dai funzionari dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli nell’ambito di una vasta attività di verifica a centri scommesse in collaborazione con le forze dell’ordine. Peggio va in provincia dove le sanzioni ammontano a un totale di 220 mila euro. Secondo quanto si legge in una nota di Adm, “i controlli eseguiti nel territorio hanno consentito l’esecutività di avvisi di accertamento, per un importo di circa 300 mila euro, relativamente all’imposta unica sulle scommesse, all’imposta sugli intrattenimenti (Isi) e al prelievo unico erariale, previsto per gli apparecchi collegati in rete che erogano vincite in denaro”. Queste trasgressioni sono da imputare, secondo Salvatore Pistoia, vice presidente dell’associazione nazionale Sapar e delegato per la Sicilia, al disagio degli operatori dopo la recente approvazione delle ordinanze sindacali sul gioco a Palermo e nella vicina Monreale (http://cifonenews.it/palermo-160-mila-euro-di-multe-per-gioco-illegale/). Il tutto aggravato dall’approvazione del decreto fiscale in materia di gioco. “In questo momento di grande incertezza – ha dichiarato Pistoia – ed enorme preoccupazione per gli addetti ai lavori del comparto, a livello generale, dovute alle disposizioni previste dalla Manovra economica che rischiano di compromettere le nostre attività, per gli imprenditori del palermitano è arrivata anche la doccia fredda della nuova regolamentazione comunale, che impone orari di funzionamento per gli apparecchi da gioco e distanze da luoghi sensibili che rischiano di compromettere seriamente l’attività e il futuro delle imprese di gestione e degli esercenti. Per questa ragione – spiega il delegato Sapar – ci siamo subito attivati chiedendo alla politica locale un confronto immediato mirato a salvaguardare le nostre imprese trovando soluzioni alternative a quelle individuate dal Comune, che possano essere più efficaci in termini di prevenzione delle dipendenze ma senza compromettere gli esercizi attivi a livello locale. È possibile, ma non a queste condizioni”. E ancora “Tra l’altro l’ordinanza comunale prevede l’adozione di distanze in maniera autonoma e spontanea e non in attuazione alle norme regionali  rappresentando di fatto un’anomalia anche a livello procedurale. Ma soprattutto gli orari di funzionamento stabiliti dal Legislatore, ridotti e frammentati, sono ben diversi rispetto alle sei ore suggerite dall’intesa siglata in Conferenza unificata nel 2017. Per questo riteniamo necessario e urgente un confronto con l’amministrazione al fine di individuare soluzioni sostenibili per il bene di cittadini e imprese”.

La Redazione

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