Simona Neri: Valdarno, i numeri della ludopatia preoccupano.

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In Valdarno i numeri della ludopatia preoccupano. A dichiararlo Simona Neri, sindaca di Laterina Pergine e già coordinatrice delle “Politiche di contrasto al Gioco d’Azzardo Patologico e Bullismo” per Anci Toscana, in un’intervista al ValdarnoPost.

“Elaborando i dati ADM relativi alla raccolta gioco, sia fisico che a distanza nel 2020, si assiste in generale ad una contrazione della spesa rispetto agli anni precedenti, in linea con la tendenza nazionale che, anche a seguito di lockdown e quindi della chiusura dei punti gioco, ha visto diminuire la spesa totale dai 110 miliardi di euro del 2019 agli 88 miliardi di euro nel 2020 (-20,05%). In sostanza è come aver fatto un balzo indietro all’anno 2015, quando la raccolta totale sfiorava proprio questa cifra per poi aumentare, sistematicamente e costantemente ogni anno, fino a superare i 100 miliardi di euro già nel 2017 – ha dichiarato Simona Neri – La situazione nei Comuni valdarnesi mostra questa tendenza sui territori periferici (Bucine, Cavriglia, Castelfranco Piandiscò, Laterina Pergine V.no e Loro Ciuffenna), dove la spesa telematica supera di gran lunga quella fisica. Da notare invece che sui grandi Comuni del fondovalle (Montevarchi, San Giovanni Valdarno e Terranuova Bracciolini) si continua a giocare prevalentemente sugli apparecchi da intrattenimento, disponibili in misura maggiore rispetto ai piccoli comuni”.

Sono questi Comuni del fondovalle che si collocano sul podio della spesa media pro capite più alta. In pratica ogni giorno è come se, nei nostri Comuni, venissero spesi in gioco d’azzardo cifre che vanno da un minimo di 7.327,96 euro nel territorio del Comune di Loro Ciuffenna fino al massimo dei 73.283,45 euro nel territorio del Comune di Montevarchi” prosegue la Neri.

Nonostante il lockdown abbia tenuto lontani dalle sale da gioco molti avventori abituali, esso non ha, però, impedito il gioco telematico. Come spiega la sindaca di Laterina “La chiusura forzata dei punti gioco ha interrotto alcune abitudini comportamentali dei giocatori problematici e patologici, impedendo loro l’accesso agli apparecchi di gioco e generando un’astinenza che si è protratta per un periodo piuttosto lungo. Anche gli accessi ai servizi dedicati del SERD sono diminuiti nel periodo del lockdown per poi ricominciare lentamente a salire nel momento in cui le restrizioni sono terminate. Come abbiamo verificato dalla raccolta nazionale però, alla diminuzione del gioco fisico, corrisponde un aumento del gioco telematico. Il lockdown ed in generale una situazione di profonda crisi economica e/o sociale possono aver indotto giocatori occasionali ad intensificare o a cimentarsi per la prima volta in un’attività di gioco online, ma hanno certamente “convertito” anche le abitudini di alcuni giocatori patologici “fisici”, i quali non hanno saputo gestire l’astinenza. Da quanto emerso dal questionario GAPS #iorestoacasa (Gambling Adult Population Survey) elaborato e diffuso dal CNR-IFC di Pisa, soltanto una piccola percentuale di questi ultimi (11%) si è spostato dal gioco fisico a quello telematico e mi auguro che questo allontanamento forzato abbia consentito a tutti gli altri di riappropriarsi delle proprie vite, dei propri affetti, dei rapporti che la malattia aveva loro tolto”. Forse.

La Redazione

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