Sport e criminalità organizzata. L’on. Rizzetto (FdI) alla Camera ricorda il caso Pantani.

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A distanza di quindici anni dalla morte di Marco Pantani, rimangono sulla vicenda ancora troppi e particolari da spiegare. Uno su tutti il rapporto tra sport e criminalità organizzata. A parlarne è stato il deputato FdI, Walter Rizzetto, in un’interrogazione a risposta in Commissione presentata alla Camera. Considerando l’attualità del problema l’onorevole ha chiesto “Se e quali iniziative di competenza si intenda adottare, anche al fine di contrastare eventuali condizionamenti della criminalità organizzata nell’ambito delle competizioni sportive nazionali che assumono una rilevanza, anche simbolica, per il nostro Paese, quale quella citata in premessa”. Ed è proprio al campione italiano di ciclismo, scomparso tragicamente 15 anni fa che Rizzetto si riferisce in quella premessa: “Sono passati 15 anni dalla scomparsa di Marco Pantani e, ancora oggi, non è chiaro quale sia stata la reale causa del suo decesso. Come noto, il caso è stato archiviato dalla giustizia come morte per overdose, ma le notizie di stampa che si sono susseguite nel tempo sulla tragica vicenda hanno fatto trapelare una serie di misteri irrisolti; difatti, la famiglia di Pantani ha chiesto la riapertura delle indagini; in particolare, sono recenti nuove importanti informazioni rivelate in Commissione parlamentare antimafia, da Umberto Rapetto, generale di brigata della Guardia di finanza, che in tale sede ha affermato: « qualcuno era con lui quando la morte è arrivata », soffermandosi in particolare su alcune « macchie di sangue » e a come era posto il corpo senza vita di Marco, poiché lasciava presumere che qualcuno l’avesse spostato dopo il decesso; ed ancora, contrariamente a quanto era stato sempre sostenuto, è emerso che Marco Pantani non era da solo nella stanza dell’albergo in cui è stato trovato morto; un altro aspetto sul quale il generale Rapetto ha sollevato l’attenzione dell’Antimafia è il fatto che il ciclista, il giorno della morte, chiese più volte alla reception di chiamare i carabinieri, poiché qualcuno lo infastidiva. Sul punto, non si comprende per quale motivo, a suo tempo, non sia stato dato seguito ad una richiesta di aiuto piuttosto insistente da parte di Pantani, come riferiscono le testimonianze di alcuni di coloro che erano presenti all’ingresso dell’hotel; infine, sulla vicenda in questione, resta irrisolto il mistero relativo ad una pallina bianca ritrovata vicino al cadavere di Pantani, attorno alla quale vi era un enorme grumo di sangue che però, stranamente, non ha intaccato la pallina rimasta perfettamente bianca; da quanto emerso, l’interrogante ritiene che vicende come quella descritta non possano non essere nuovamente oggetto di indagine laddove emergano ulteriori elementi, il cui approfondimento appare oltremodo necessario, anche per accertare se vi siano responsabilità di terzi; ciò, anche considerando che su gare di rilievo nazionale come Il Giro d’Italia, in passato, è stata concretamente ipotizzata la possibilità di condizionamenti della criminalità organizzata, in particolare legata alle scommesse clandestine, che avrebbero inciso anche in danno alla partecipazione di Marco Pantani ad una di tali competizioni ciclistiche”.

La Redazione

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