Tre soluzioni per Campione. I sindacati: “Tempistiche inaccettabili”

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Tre soluzioni per il casinò di Campione d’Italia. Tre ipotesi. Tuttora in stand- by. Sono quelle immaginate da Maurizio Bruschi, nominato dal governo giallo-verde, il 15 febbraio di quest’anno, commissario straordinario proprio con l’obiettivo di “individuare un nuovo soggetto giuridico per la gestione della casa da gioco” dell’enclave. E’ Corriere di Como (https://www.corrieredicomo.it/casino-di-campione-tre-soluzioni-per-riaprire-ma-serve-ancora-almeno-un-altro-anno/) a rivelare i contenuti della relazione di Bruschi nei cassetti del ministero dell’Interno ormai da oltre due mesi. Quando è fallito, il casinò dava lavoro a 492 persone, i cui stipendi ammontavano a 50,1 milioni di euro annui. Troppi, secondo Bruschi, il quale sottolinea come, sarebbe stato necessario rapportare gli stipendi a quelli delle case da gioco ticinesi.
Le soluzioni prospettate dal commissario straordinario:
La prima, “il risanamento della società di gestione”, viene giudicata “fragile” e di fatto irrealizzabile. I creditori dovrebbero infatti rinunciare a una parte dei loro soldi mentre lo Stato dovrebbe immettere capitale fresco per almeno 50 milioni di euro. Inoltre, sarebbe indispensabile attendere la decisione finale della Cassazione sui ricorsi. Servirebbero quindi non meno di tre anni.
La seconda, “l’individuazione di un nuovo soggetto giuridico per la gestione del Casinò”, ipotizza la costituzione di una nuova società interamente a capitale pubblico. Affinché si possa realizzare presuppone la dichiarazione di fallimento in proprio della società, cosa che chiuderebbe immediatamente il procedimento in Cassazione. La società di gestione dovrebbe cioè chiedere il fallimento di sé stessa al Tribunale di Como, subito dopo il Parlamento dovrebbe votare una norma ad hoc per superare l’ostacolo delle leggi che oggi vietano la costituzione di nuove partecipate pubbliche; infine, si dovrebbe trovare un accordo con la curatela fallimentare per avere il Casinò, oggi in usufrutto, e stipulare una nuova convenzione con il Comune. Per fare tutto questo servono 8/10 mesi dal momento in cui il Parlamento avrà votato le nuove norme (nella relazioni Bruschi ha anche suggerito uno schema di decreto) e 15/20 milioni di investimento di base.
La terza, “l’affidamento della gestione a un soggetto privato”, è una soluzione “non richiesta” ma che il commissario indica come percorribile, dato che “molti operatori economici italiani e stranieri hanno manifestato interesse”. Anche in questo caso servirebbe prima di tutto il fallimento in proprio della società di gestione. Poi una legge (o decreto) che autorizzi la gestione privata della casa da gioco. Tempi di attuazione 8/10 mesi dopo e nessun investimento dello Stato. Forse la soluzione migliore.

Ma per i sindacati “Campione d’Italia non ha più tempo”. Le tre vie indicate dall’esponente del governo, a prescindere dalla percorribilità e sostenibilità economica delle stesse, richiedono infatti “tempistiche inaccettabili. Questo perché la comunità campionese ormai da tempo è in ginocchio e non riuscirà ad arrivare, ammesso che si riesca a perseguire una delle soluzioni prospettate, fino all’eventuale riapertura”, spiega il segretario regionale dello Snals, Angelo Cassani.

Due delle soluzioni prospettate avrebbero infatti bisogno di un passaggio parlamentare, la cui tempistica non è quantificabile con esattezza, per modificare la normativa vigente e poi di ulteriori 10 mesi di tempo. “Impossibile. Quando in passato si discuteva per cercare di capire fino a che punto fosse possibile reggere la situazione di crisi, ci sembrava francamente già insostenibile una data come quella di gennaio 2020 – dice Cassani – Figurarsi adesso. Tutto ciò comporterà la morte di una comunità già agonizzante. Gli altri casinò stanno intanto fidelizzando sempre di più gli ex clienti di Campione e se si prolungasse ancor di più la fase di attesa si arriverebbe magari al momento in cui sarebbe addirittura superflua la riapertura stessa perché non esisterebbe più quella fetta di mercato un tempo di Campione. Adesso è necessario riallacciare subito i contatti con i nuovi sottosegretari competenti in materia e muoversi compatti a livello sindacale”.

“La comunità è sempre più vicina al tracollo definitivo. Tempi e risorse sono elementi imprescindibili dall’esistenza di una volontà politica a livello centrale, volontà che a noi sembra sia sempre mancata come se del problema Campione non interessasse molto o non se ne comprendesse, anche a causa di falsi miti, la reale gravità. Come sindacati ci stiamo già muovendo per individuare i nuovi soggetti incaricati del tema e allacciare con loro i rapporti, visto il recente cambio al governo”.

La Redazione

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