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Le Lobby “pilota” tra politica ed economia

Influenzano il nostro pensiero ma a trarne giovamento non sono certo i comuni cittadini.

Che si tratti del comparto giochi, del settore agricolo o del mondo delle piccole imprese, il clima di instabilità generale si respira ovunque; risultato voluto dal mondo politico ad un unico scopo: creare consensi dietro false promesse a scapito di gente comune lavoratori e disoccupati.

A tutti noi viene propinata la solita solfa della lotta al gioco d’azzardo e alla criminalità organizzata temi sensibili al settore di nostro interesse ma le verità sono altre.

Peccato che nessuno le racconta e se qualcuno le mette in piazza passano in secondo piano.

E intanto si stratificano leggi, circolari, regolamenti pochi chiari che stanno portando gli operatori e il settore tutto al collasso.

La politica e l’economia vanno a braccetto, e a farne le spese siamo noi cittadini; tutti costantemente bombardati da notizie che, inevitabilmente, finiscono per forviarci per- ché non veritiere.

Veniamo così allontanati da ciò che è reale non potendo mai avere contezza o proiezione di quello che il futuro – nel breve termine – ci offre.

Come sosteneva Nando Ioppolo, avvocato ed economista libero, nel corso di un’intervista in cui offriva la propria opinione sullo Spread, il comune pensare di ogni cittadino è influenzato negativamente dalla politica; il soggetto viene indotto all’illusione di un futuro migliore attraverso la diffusione di concetti economici e socio politici che costituiscono in realtà una farsa.

Dietro ogni comunicazione politica si celano interessi solo ed esclusivamente superiori, di classi dirigenti, di poteri forti che sfruttano i più deboli; si fa leva sui giovani creando l’illusione di incentivare occupazione – magari part time – sottacendo che il tutto avviene a discapito di altra disoccupazione e scarsa produttività, ma ciò non appare rilevante.

Ci si concentra solo sul dettaglio e non sulla globalità di un dato qualunque esso sia perché la gente non deve sapere tutto; basta che sappia solo ciò che conviene!

È questo il modus attraverso cui l’opinione pubblica viene destabilizzata e guidata per lo meno allo stato attuale.

Stessa filosofia in materia di distanziometro, tema caldo ormai della politica e caro agli operatori di settore in quanto erroneamente considerato quale rimedio contro la dipendenza dal gioco d’azzardo.

I dati e i fatti dimostrano altro, in- fatti: esponenziale crescita disoccupazionale, collasso di un mercato oramai avviato, progressiva perdita del potere d’acquisto e del potere di investimento, aumento del debito pubblico.

Ma cosa ci viene comunicato dal mondo politico?

Che la piaga del gioco d’azzardo vie- ne efficacemente combattuta grazie a regole sempre più stringenti, confuse ma stringenti!

Intanto il giocatore compulsivo, pro- segue silente il proprio percorso.

Nessuno comunica che non ne uscirà mai perché nessuno se ne preoccupa, né farà qualcosa per aiutarlo.

Applicando le regole del “distanziometro” il giocatore andrà a cercare un posto lontano o vicino che sia ove soddisfare la propria compulsione verso il gioco sfuggendo, se possibile, ad ogni forma di controllo, prevenzione e ad una potenziale cura.

Il problema del GAP non troverà risoluzione alcuna perché l’eventuale chiusura dei punti di gioco terrestre sarebbe sostituita ad ogni modo dal gioco on line, oggi a portata di smartphone. Non determinerebbe quindi una riduzione del fenomeno della ludopatia semplicemente perché ci sono percorsi leciti e meno leciti a portata di un click.

Il gioco on-line, d’altronde, non permette di monitorare il giocatore problematico e in aggiunta aliena l’utente dalla realtà, creando le condizioni psico-sociali che comportano gravi ripercussioni sul soggetto sotto diversi profili dal personale al sociale.

A parere del sottoscritto, proprio i punti gioco dovrebbero e potrebbero essere strutturati come dei concreti presidi di legalità e di prevenzione del gioco patologico, si dovrebbero però creare le condizioni per renderli tali attraverso adeguati corsi di formazione seri e professionali non improvvisati.

Basterebbe lavorare su proposte legislative concrete e non illusorie perché prive di fondamento logico, che tengano conto degli aspetti del fenomeno gap scevri da lobby e interessi politici.

19.06.2018, U. Cifone

 

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