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Matera: 150mila euro di sanzioni per gioco d’azzardo illegale

Regolamento giochi necessario a Catanzaro.

Il Codacons è ancora in prima linea per incentivare la lotta al ridimensionamento del fenomeno del gioco d’azzardo. Questa è la volta di Catanzaro in Calabria, nuovamente diffidato a munirsi di un regolamento comunale per disciplinare un settore sempre complesso e socialmente rilevante.

Le richieste

Le richieste portate avanti da tempo dall’associazione, hanno sempre puntato il dito su una situazione ormai quasi priva di controllo e contenibile solo grazie l’emanazione di normative chiare e con alto potere di dissuasione. Tali norme avrebbero avuto, se portate a termine, un alto valore simbolico anche nelle realtà dei piccoli comuni della provincia calabrese. La regolamentazione auspicata dovrebbe seguire la linea già intrapresa in numerose aree su tutto il territorio nazionale riguardante essenzialmente orari e distanze. Gli orari dovrebbero vedere una riduzione di esercizio delle macchinette e slot, gli esercizi andrebbero autorizzati sono a una considerevole distanza dai cosiddetti luoghi sensibili. La distanza, nelle altre esperienze già operative viene quantificata in 500 metri, i luoghi sensibili identificati in scuole di ogni ordine e grado, luoghi di culto, centri di ritrovo giovanile e oratori, strutture di credito e sanitarie.

La necessità di un intervento urgente

L’urgenza di un intervento immediato viene supportata dalla mole di dati non proprio rassicuranti che giungono dai vari organi che seguono l’escalation del gioco d’azzardo. I 3 miliardi di euro, questa l’entità del movimento economico mosso dal gioco nella regione nell’ultimo anno, giustificano pienamente l’interesse della criminalità organizzata che se ne vuole impadronire. A fronte delle tante sentenze che nell’ultimo periodo hanno ribadito l’autorità delle piccole amministrazioni comunali a intraprendere attività di contrasto alla piaga della ludopatia e del gioco, l’associazione ha sottolineato l’atteggiamento quasi disinteressato degli amministratori.

Le vittime

La cifra media di 300 euro mensili spesa da ogni famiglia calabrese nel tentare la fortuna, non esaurisce i suo effetti fra le mura domestiche, gli strascichi si prolungano nel tempo andando a invadere settori diversi per competenze e interventi. La febbre da gioco, quando valica il sottile filo che lo differenzia dalla attività patologica, produce incalcolabili danni dal punto di vista sanitario sociologico e sociale. Il circolo vizioso conduce il giocatore a tentare la sorte ripetutamente, continuando a perdere si innescherà un bisogno impellente di denaro e di un supporto per uscire dalla malattia. I costi vivi e indiretti ricadranno sulle famiglie, parenti, amici, società.

Giancarlo Portigliatti B.

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