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Curcio (pres. Ass. Naz. Sapar) su ordinanza Comune di Firenze: “Livorno doveva essere di monito agli amministratori fiorentini, limitazioni orarie non risolvono problema dipendenza. Valuteremo nuovamente ricorso al Tar”

“Speravo che le bocciature da parte del Tar delle ordinanze del Comune di Livorno fossero state di monito anche per le altre amministrazioni, ma evidentemente non è così o comunque non c’è dialogo e collaborazioni fra Comuni: dovremmo ripetere anche agli assessori fiorentini, probabilmente intervenendo nuovamente per vie legali, che limitazioni orarie e distanziometri non risolvono i problemi legati alla patologia dell’azzardo, soprattutto se le norme riguardano solo le AWP e non le altre offerte di gioco, e se le leggi non sono supportate da dati scientifici certi”. Così Raffaele Curcio, presidente dell’Associazione Nazionale Sapar, commentando la notizia dell’approvazione da parte del Comune di Firenze di un’ordinanza che limita gli orari per l’accesso agli esercizi autorizzati e l’utilizzo delle slot machine. “Quando l’assessore allo Sviluppo economico Cecilia Del Re dichiara che c’è stato “negli ultimi 16 anni un aumento del 76 percento delle richieste ai centri Ser.D per disturbo da gioco d’azzardo”, riporta evidenze non concrete: 16 anni sono un lasso di tempo non attendibile visto che fino al 2004 vi erano sul mercato i videopoker illegali e non regolamentati. Per non parlare poi della pericolosità delle altre offerte di gioco, mai prese in considerazione nelle norme in materia di gioco ma la cui pericolosità è stata ben evidenziata da diversi studi scientifici”. Conclude quindi il presidente Sapar: ”Se si intende tutelare il giocatore potenzialmente patologico, non è questa la strada corretta. È necessario un approccio culturale diverso, che si realizza attraverso le attività di formazione e informazione dei gestori ed esercenti di locali e sale da gioco e attraverso la collaborazione delle istituzioni con le associazioni di categoria. Certamente servono provvedimenti realmente efficaci per il contrasto delle patologie legate al gioco e dei soggetti a rischio, ma tenendo però sempre presenti i risvolti economici e occupazionali. L’educazione al gioco sano e lecito non è più procrastinabile: serve una normativa nazionale che riequilibri tutto il gioco”. /Fonte Agimeg

04.07.2018

Maria Castellano, Giorn. FreeLance 

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