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Rho dice no al gioco d’azzardo con il Patto di comunità ‘Non giochiamoci il futuro’

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità sarebbero allarmanti i numeri sul gioco d’azzardo a Rho: 19.600 giocatori su una popolazione di 50mila abitanti. Ben 110 milioni di euro spesi, di cui 19,5 quelli persi con slot, video lottery sofisticate o gratta e vinci. Potrebbero essere dipendenti senza accorgersene 590 persone, a rischio altre 550. Poi ci sono i minorenni: 1.300 gli ipotetici giocatori e 40 quelli dipendenti dal gioco. E’ per questo che la città dice no al gioco d’azzardo con il Patto di comunità “Non giochiamoci il futuro” sottoscritto al termine di un convegno da 60 realtà, a partire dal Comune, Asst Rhodense, Ats Milano e una rete di associazioni. L’obiettivo è quello di informare sui rischi del gioco d’azzardo patologico, e contrastarlo, far conoscere il numero del Serd 02-994304944, proporre altre modalità di gioco e incontro, formare docenti e genitori, a sostenere chi è caduto in trappola e gli esercenti pronti a dismettere le slot machine. “Quando siamo venuti a conoscenza dei numeri che riguardano il nostro territorio – ha dichiarato l’assessore alla Legalità Nicola Violante – abbiamo deciso che dovessero essere noti a tutti per diffondere la consapevolezza di quanto si gioca qui e di quanto siano coinvolti anche i bambini. Il Patto dice che la città si impegna a tenere acceso un faro”. A fargli eco Renato Durello, primario del Serd: “Il nostro approccio è multidisciplinare perché con il gioco d’azzardo risultano maltrattate la psiche, la salute fisica (la gente passa ore alle macchinette e dimentica di mangiare, bere, fare pipì, muoversi), le relazioni, i conti in banca. I pazienti fanno richieste a diverse finanziarie per risanare i loro debiti. L’Asst Rhodense nel 2022 ha preso in carico 76 persone, 22 di questo distretto”. Il primo a firmare è stato il Comune. Il sindaco di Rho, Andrea Orlandi ha chiosato: “Questa partita vale l’1 per cento del bilancio dello Stato, 8 miliardi su 800 miliardi. Non possiamo incassare con una mano e con l’altra mano far fronte a interventi sociali”.

La Redazione

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